Territorio, Economia & Sostenibilità

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Riso: una “Commodity” come il Mais?

Negli USA degli anni ’50 si individuò una possibilità che divenne, successivamente, capace di trasformare l’intero sistema agro alimentare mondiale: trasformare il Mais, quello che si produce nella cosiddetta “Corn Belt” statunitense, da Alimento (ovvero prodotto fine a se stesso) in Commodity (ovvero componente a basso costo .di un processo complesso).

Fino a quando era un Alimento il mais subiva variazioni di prezzo sensibili, subiva le dinamiche della variabilità della domanda, generava profitti (quando li generava) per i coltivatori.

Divenuto Commodity il mais ha un valore economico basso, tanto che i guadagni dei coltivatori sono integrati da politiche di sussidio governativo, ma – proprio grazie al prezzo estremamente contenuto – genera profitti per una serie articolata, complessa e immensa di economie derivate. Grazie alla tecnologia genetica la produzione media di mais è passata dalle 15 tonnellate per ettaro degli anni ’50  alle 75 tonnellate attuali (trascuro in questa analisi i danni al terreno operati dall’utilizzo intensivo di pesticidi e fertilizzanti chimici: mi limito al dato produttivo).

Con il mais si producono sfarinati alimentari per allevamenti. L’allevamento intensivo (anche quello ittico, purtroppo) è sostenuto dagli alimenti a base di mais. A sua volta l’allevamento è alla base della popolarizzazione alimentare della carne, con infinite ricadute economiche su tutte le filiere dell’industria alimentare (produzione, lavorazione, distribuzione e vendita).

Energia a biomasse e produzione di etanolo (carburante) sono a loro volta derivati dal mais come commodity. Ma con il mais si producono anche zuccheri, amidi e proteine per altri tipi di industria, dalla cosmetica all’alimentazione specialistica.

Nella Corn Belt statunitense la coltivazione del mais è alternata con quella della soia, altra commodity da cui ricavare intere filiere produttive dell’agroalimentare.

Partendo da queste premesse, facilmente verificabili da parte di tutti, è lecito domandarsi cosa impedisca di immaginare di trasformare anche il riso in una  “commodity” moltiplicandone l’utilizzo in tutti gli ambiti della produzione agroalimentare.

In questa fase politica, mentre il vecchio Mario Capanna propone di recuperare la coltivazione della Cannabis Indica ad uso tessile, alimentare, energetico e altro (anche la Canapa ha una serie di utilizzi possibili straordinari, non solo medicali), l’area della coltivazione del riso dispone della possibilità, rispetto alla canapa, di essere già attiva e produttiva, di non avere una cattiva nomea coma la canapa, di poter rapidamente avviare un processo